La motivazione nello sport

zanardi

L’allenatore è quella figura che ha l’onere di dover trasferire all’atleta le conoscenze tecniche e tattiche dello sport che pratica; ma non solo, deve anche insegnare trucchi e “furbizie” del gioco. Nella pallavolo, ad esempio, bisogna insegnare come poter superare l’avversario che per doti fisiche o tecniche è più forte di te.

Sfido però qualsiasi allenatore a insegnare qualcosa ad un atleta che non ha la motivazione giusta. Credo che sia impossibile. Quindi come si può fare? Bisogna andare a scavare nella mente dell’atleta. Primo capire perché faccia quel determinato sport. Provate a chiedere ai vostri atleti perché giocano, resterete molto colpiti dal fatto che la maggior parte non sa il vero motivo. Qui entra in gioco il coach. Se si vuole tirar fuori il meglio dal nostro atleta dobbiamo capire e fargli capire quale sia la SUA motivazione; in ogni squadra dove ho allenato ho posto questa domanda in uno dei primi allenamenti e, giuro, sono rimasto di sasso nel vedere ragazze di 15/16/20 anni che non sono riuscite a rispondere; gente che faceva scena muta come ad un’interrogazione di matematica.

Ho scelto una foto di Alex Zanardi perché credo che lui sia il vero e tangibile esempio MOTIVAZIONE. Ex pilota di buon livello in formula Cart, formula 1 e altre categorie ha avuto un incidente tremendo che gli ha portato via entrambe le gambe; tutti conoscono la sua storia, eppure in pochi ne prendono esempio. Quando una mia atleta mi dice “non ce la faccio” o “non ci riesco” io faccio sempre l’esempio di Zanardi o di un qualsiasi atleta paraolimpico e se ce la fanno loro, se ce l’hanno fatta… tu non puoi dirmi che non ci riesci.
Torniamo alla ricerca della motivazione.
L’allenatore deve parlare con i suoi atleti per capire chi ha di fronte, per capire dove le persone vogliono arrivare: non si vincono i campionati con atleti che fanno sport per passare il tempo. In base al materiale umano che il coach avrà, dovrà rivedere gli obiettivi propri e di squadra. Il primo obiettivo dovrà essere senz’altro il creare squadra, forse è quello più difficile, ma è anche quello fondamentale. Ci sono stati grandi allenatori che hanno vinto nulla o quasi da giocatori e poi da coach hanno vinto tutto, due nomi su tutti Julio Velasco e Marcello Lippi. Hanno vinto perché hanno saputo creare delle squadre imbattibili; lavorando sulla motivazione individuale dei propri giocatori. Io non sono in grado di dare consigli pratici su come tirar fuori la vera motivazione dai propri atleti, ognuno di noi deve scavare nella propria indole e nella propria storia per trovare la chiave di volta; ma una cosa mi sento di consigliare: non trattate i vostri atleti come dei numeri, loro non sono solo delle magliette che scendono in campo, ognuno di loro è una persona e ha una propria storia; noi dobbiamo conoscerla e per conoscerla dobbiamo parlare con loro a quattrocchi o in gruppo, in maniera seria o scherzosa, fate come volete ma non potete non conoscere i vostri giocatori. Quando riuscirete a avere la loro piena fiducia allora potrete passare al lavoro tecnico e tattico avendo dei risultati impensabili.